Ad Menu
"Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po' più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto".

martedì 16 giugno 2020

IL DOTTOR FAUST

Il desiderio di conoscere il proibito: dal Faust di Marlowe ai ...
Una leggenda prevale, a distanza di secoli, nelle strade di Praga: quella del dottor Faust. Nato nel 1480 a Knittlingen (Württemberg), svolge la professione di maestro di scuola spostandosi per tutta la Germania. Georg (o Johann) Faust era, ciò nonostante, interessato agli studi di alchimia e magia, tanto da far pronunciare a Lutero, con il quale venne a contatto, una frase che si potrebbe dire premonitrice “se vuole fare il mago, faccia pure, ma un giorno pagherà molto cara la sua scelta”. 

Intorno ai primi anni del 1500 Faust lasciò Praga per seguire come auditore i corsi di dell’abate Tritemio, senza mai abbandonare gli studi personali sull’alchimia. L’abate fu colpito dalla personalità di Faust che giudicò pericolosa per i concetti blasfemi che recava in sé. "Quell'uomo, del quale tu mi scrivi, che ebbe la sfrontatezza di definirsi principe dei negromanti, è un vagabondo, chiacchierone e giramondo, degno di essere frustato" - da una lettera dell’abate, 1507. Fu espulso più volte da città con pesanti accuse di sodomia, pedofilia o per arrecato male a qualcuno. Per ovviare a queste incriminazioni ricorreva volentieri a sotterfugi, quale l’uso di un falso nome per allontanarsi o soggiornare in una città, in cui era conosciuto. "Otto giorni fa giunse a Erfurt un chiromante di nome Giorgio Faust, un vero e proprio spaccone, pazzo per giunta" - dalla lettera di un commerciante, 1513. Si dice che insegnasse la magia a Krakau e lui stesso diceva di sé di essere un eccezionale negromante. Forse per questo iniziarono a circolare su di lui innumerevoli pettegolezzi. Dopo molto tempo ormai vecchio ritornò ad insegnare a Praga dove fece un insolito incontro. Grazie ai suoi studi di magia occulta, un giorno, si dice, gli apparve il diavolo Mefistofele, che lo indusse in tentazione promettendogli ciò che lui desiderava di più, in cambio della sua anima da consegnarsi entro 24 anni dalla stipula dell’empio contratto. Faust accettò entusiasta di poter ritornare giovane e venire a conoscenza di quei poteri e piaceri ai quali aveva dedicato l’intera esistenza. Dopo essere stato schernito da molti, la voglia di riscatto sugli altri lo portò alla perdizione. I racconti delle sue gesta lo descrivono alla corte del sultano in qualità di consigliere, facendosi passare per la reincarnazione di Maometto e trascorrendo le notti con le concubine cortesemente concesse dal sultano stesso. Gli anni trascorsero colmi di vendette azioni nefande ed incantesimi, fin quando allo scoccare del ventiquattresimo anno, attorno al 1540 a Staufen (Breisgäu), Mefistofele apparve a reclamare ciò che gli era dovuto: l’anima del dottor Georg Faust. Si narra con terrore della notte in cui lo scambio accadde. Urla atroci e gemiti spaventosi accompagnarono la sottrazione violenta dell’anima di Faust per opera del demonio. Nessuno accorse, terrorizzato dai rumori spaventosi che si sentivano provenire da quella casa. Il mattino dopo, alla luce del giorno, qualcuno entrò, trovandosi di fronte ad uno spettacolo immondo. L’intera superficie della casa era stata devastata, regnava il disordine ed ogni cosa risultava distrutta e ricoperta di sangue. Guardando in alto, però, un buco immenso aveva squarciato il tetto, ma il corpo del dottore non venne mai più rinvenuto.

 "Quando fu giorno si recarono nella stanza dove era stato il dottor Faust. Trovarono tutta la stanza imbrattata di sangue, il cervello era spiaccicato alla parete poiché il diavolo lo aveva sbattuto da una parete all'altra, vi erano pure i suoi occhi e molti denti sparsi qua e là, lo spettacolo era tremendo e pauroso. Trovarono infine il suo corpo fuori accanto al concime, orribilmente sfigurato, con la testa e le membra ciondolanti" 

da: "Storia del dottor Johann Faust", 1587 Per anni restò in quelle condizioni per la difficoltà di porvi rimedio, fin quando, si dice, nella stessa dimora di Faust, dove egli conduceva i suoi esperimenti di alchimia, al numero 40-41 di Karlovo namesti, vi avrebbe abitato, nei tempi di poco successivi di Rodolfo II, il mago Edward Kelley. Non c’è dato sapere che fine abbia fatto il mago, ma a molti parve ricordare che un giovane studente scomparve allo stesso modo del dottor Faust, con il medesimo foro nel tetto. Altri asseriscono che la casa rimase disabitata fino al suo crollo perché ritenuta maledetta e per volontà dello stesso sventurato per cancellate i misfatti portati a termine in vita. In fondo la stessa Praga si narra che abbia origini magiche, essendo stata fondata da una strega che faceva profezie sulla soglia, cioè "prah", da cui il nome Praha, che divenne nel corso dei secoli Praga. Nel 1587, dopo quasi cinquant’anni dalla morte di Johann Faust, uscì un libro con uno strano e lunghissimo titolo (qui in versione breve): 

 
"Storia del dottor Johann Faust, ben noto mago e negromante, di come si è promesso al diavolo per un determinato periodo della sua vita, di quali straordinarie avventure egli fu protagonista o testimone, fino al momento in cui ricevette la ben meritata mercede. ... un esempio orrendo per tutti i superbi, i saccenti e gli empi, un esempio disgustoso oltre che amichevole ammonimento ... Siate sottomessi a Dio, combattete il diavolo, cosicché egli fugga da voi." L’intento dell’autore è quello di illustrare la fine a cui può condurre la voglia inesauribile di saccenza, anziché esser umili obbedienti alla parola del Signore. Sono molte altre le opere che ispirarono letterati, musicisti e pittori. Il primo che viene in mente è di certo Goethe, il quale non destina a Faust una fine terribile, anzi fa in modo che Dio salvi la sua anima, perché vede nel suo desiderio di conoscenza “la più nobile delle aspirazioni dell'uomo".

FRANZ FRIEDRICH ANTON MESMER

Mesmer: il mago del magnetismo animale
Mesmer è un personaggio particolare, forse poco conosciuto, ma certamente estremamente affascinante, tanto che perfino Edgar Allan Poe dedicò al suo magnetismo animale un suo racconto. Mesmer nacque a Inzsnag, in Svizzera, nel 1734. Fin da ragazzo dimostrò particolari abilità in altrettanto particolari campi: aveva, per esempio, una incredibile capacità di rabdomante, essendo in grado, con la più classica bacchetta, falde acquifere a grande profondità. Studiò teologia ad Ingolstadt (che è la città dove, in pochi anni a passare, sarebbe stato fondato l’Ordine degli Illuminati), ma, rifiutando di intraprendere la carriera ecclesiastica, studiò medicina a Vienna. Si laureò nel 1766 con una tesi dal titolo Dissertatio psysico-medica de planetarum influxu, che costituisce il primo documento sulle sue teorie. Questo il pensiero di Mesmer: per il medico, esisteva un influsso diretto dei pianeti sul corpo umano, influsso derivante da una sostanza permeante l’intero universo, una sorta di corrente magnetica, di “fluido” che corre anche nel corpo umano. Questo è il “magnetismo animale”: lo scorrere armonioso e naturale del “fluido” coincideva con il benessere, mentre la rottura di tale armonia era causa delle malattie. Scopo del medico era dunque ricreare l’armonia indirizzando il fluido nella direzione originaria. Questo poteva essere ottenuto con diversi metodi, anche se non tutti “ortodossi” o efficaci. Il pensiero diventa un sistema filosofico naturalistico, in grado addirittura di costituire una nuova pratica religiosa. La conoscenza del magnetismo animale consentirebbe di costruire una società conforme a natura (come avevano pensato molti filosofi dell’Illuminismo, uno per tutti Jean-Jaques Rousseau), ma anche di interpretare correttamente quello che Mesmer chiamava “Vangelo della Natura”, l’insieme degli insegnamenti che la natura poteva fornire all’uomo per vivere in equilibrio. Durante le visite, Mesmer agitava le mani come per “ricacciare” il fluido nel corpo del malato attraverso dei canali che solo lui conosceva; le sue mani erano il polo positivo ed il polo negativo entro cui scorreva un flusso magnetico. A volte si serviva anche di una bacchetta metallica che veniva appoggiata sulla parte malata, per catalizzare il fluido vitale in quella direzione, o, per lo stesso scopo, di calamite. Nonostante i metodi terapeutici fossero discutibili, i risultati non furono così negativi. Oggi possiamo ipotizzare che le guarigioni siano dovute a suggestione: si sa, a volte il potere della mente è più forte di qualsiasi cosa. Durante i consulti, infatti, Mesmer faceva entrare i suoi pazienti come in uno stato di “incoscienza”, di “sonnambulismo”, uno stato in cui i malati avevano delle crisi convulsive o raggiungevano uno stato di estasi particolare. A questo si univa, a volte, l’utilizzo della musica e una sorta di terapia psicologica, basata sulle confidenze dei mali del malato e sull’incoraggiamento del medico a liberarsi dai propri problemi. Va anche ricordato che Mesmer, come leggiamo in alcune testimonianze, usava un tono di voce molto calmo e pacato, ma al tempo stesso deciso e suadente, come quello dei moderni ipnotismi. Nella sua attrezzatura erano presenti recipienti d’acqua, limatura di ferro, pezzi di vetro dai quali sporgevano aste metalliche. I pazienti dovevano porsi intorno ai recipienti ponendo a contatto la parte malata con le aste: l’armonia del fluido era così stabilita e il paziente guariva. Non mancarono i casi di convulsioni, che Mesmer risolveva portando il paziente altrove per continuare la cura, sostenendo che il luogo non era “adatto”. 
Mesmerismo - Wikipedia
E’ ovvio che Mesmer fosse malvisto dai suoi colleghi: i suoi detrattori, addirittura, per screditarlo, facevano notare come molte fossero le sue pazienti, che erano vittime della sua capacità di persuasione. Ma questo, probabilmente, non era vero: di Mesmer si può dire che fosse un imbroglione, ma non che avesse interessi diversi da quelli di aiutare la gente (per la capacità di persuasione unita ad interessi “particolari”, dobbiamo aspettare un altro personaggio misterioso, Rasputin). Queste malelingue bastarono perché Mesmer si convincesse a trasferirsi a Parigi nel 1778, nell’Hotel Bullion, che divenne una specie di sanatorio, dove accoglieva tutti coloro i quali avessero bisogno di un aiuto. I nobili facevano a gara per farsi visitare da Mesmer: si dice che perfino Maria Antonietta fosse tra questi. Visto il numero esagerato di “clienti”, Mesmer sostituì la tinozza d’acqua con una più grande (molto più grande) intorno alla quale potevano porsi più persone legate tra loro da una corda bagnata con acqua magnetizzata, con questo creando un circuito entro cui scorreva il fluido. Si dice che Mesmer avesse magnetizzato un albero del giardino dell’albergo per fare un modo che anche i poveri potessero servirsi delle sue cure. Gli invidiosi iniziarono ad aumentare: ritornò nuovamente la voce delle sue “conquiste”, i “colleghi” lo criticavano sempre più ferocemente. Mesmer, stavolta, reagì: visto di buon occhio dal re Luigi XVI, chiese di poter essere “legittimato” come professionista. Ma il re, al contrario, per mantenerne una certa fama di “serio”, dovette sottoporre a giudizio il caso del medico svizzero. Così nel 1784 i membri della Facoltà di Medicina e l’Accademia delle Scienze di Parigi (di cui erano membri Lavoisier e Benjamin Franklin) lo esaminarono, con verdetto sfavorevole: i pazienti guarivano, si stabilì, solo per suggestione ipnotica. La fortuna di Mesmer decadde all’improvviso, i pazienti diminuirono fino a sparire. Egli dovette emigrare prima in Inghilterra, poi a Meersburg, in Svizzera, dove morì a 81 anni. L’affiliazione di Mesmer alle società massoniche è indiscussa: da vari documenti e testimonianze risulta che ambienti massonici lo considerano come massone. Il 18 dicembre del 1785 viene “associato” alla loggia dei Filadelfi di Narbonne: ciò significa che Mesmer era allora già massone, ma non risulta che abbia fatto parte del Grande Oriente di Francia. La loggia dei Filadelfi di Narbonne collaborava con l’Ordine dei Filaleti, a sua volta legato a una loggia parigina molto importante, quella degli Amici Riuniti. Questi collegamenti possono aiutare a mettere meglio a fuoco i rapporti tra Mesmer e la massoneria. Tra i massoni che vennero associati insieme a Mesmer alla loggia dei Filadelfi vi era anche Savalette de Langes, Guardiano del tesoro reale, uno dei più prestigiosi massoni francesi al tempo della fondazione del Grande Oriente, maestro venerabile della loggia degli Amici Riuniti, uno dei più attivi tra i fondatori nel 1773 dell’Ordine divino dei Filateti: questo ordine prevedeva una gerarchia di dodici gradi; si occupava di scienze esoteriche, come l’alchimia e la teurgia, e studia le visioni di Swedenborg. Savalette de Langes occupò posti di rilievo anche all'interno della Società dell'Armonia Universale (che, vedremo, è la società massonica fondata da Mesmer). Vi sono altri casi di intreccio della Società dell’Armonia con logge massoniche con casi di doppia appartenenza: si possono ricordare ad esempio Court de Gébelin, un altro dei fondatori dell'Ordine dei Filateti, e il noto parlamentare Jean-Jacques Duval d'Eprémesnil. Un caso particolare è rappresentato da Lafayette, iniziato alla dottrina di Mesmer e suo fervente sostenitore, impaziente di trasmettere le sue conoscenze a George Washington, che ritenne opportuno informare subito per lettera: “Un medico tedesco di nome Mesmer ha fatto la più grande scoperta a riguardo del magnetismo animale; ha introdotto nella sua dottrina i suoi allievi, tra i quali il Vostro devoto servitore viene considerato come uno dei più entusiasti. Io so più di quanto un qualsiasi mago abbia mai saputo [...], prima di partire voglio chiedere il permesso, di introdurLa nei segreti di Mesmer, ciò che, su questo può esser sicuro, è una grande scoperta filosofica”. (*) Lafayette fece visita al re Luigi XVI, che, informato della sua affiliazione al mesmerismo, gli chiese: “Che cosa dirà Washington, quando saprà che Lei è diventato il primo apprendista-farmacista di Mesmer?” (**). Mesmer venne invitato ai congressi dei Filaleti del 1785 e del 1787. Mesmer stesso fonda la Società dell’Armonia Universale, associazione con lo scopo di sviluppare e diffondere la teoria del “magnetismo animale”, di salvaguardare la purezza della dottrina mesmeriana. La struttura e le “regole” della Società dell’Armonia Universale non sono propriamente “massoniche”, ma testimonianze di contemporanei rivelano elementi massonici rituali. Recentemente è stato ritrovato il manoscritto di un rituale per l'"Ordine dell'Armonia secondo il rito settentrionale”: è descritto un sistema a sette gradi, dei quali primi tre corrispondono a quelli di apprendista, compagno e maestro nella massoneria; gli altri quattro gradi vedono l’iniziazione, che verte specificamente sulla trasmissione della conoscenza del magnetismo animale. Questo ritrovamento conferma l’ipotesi di una struttura massonica della Società dell’Armonia Universale. Di recente, il metodo terapeutico di Mesmer è stato rivalutato: viene oggi considerato uno dei precursori dell’ipnotismo terapeutico, ed anche se le sue teorie erano alla base sbagliata, i risultati positivi erano la prova della parziale bontà del suo operato. Oggi il termine “mesmerizzare” indica la capacità di controllare la mente altrui, come aveva insegnato Mesmer, che possiamo considerare, come detto, il precursore della moderna psicoterapia per il metodo, l’ambiente in cui operava (simili a quelli dei professionisti di oggi) e lo scopo, soprattutto: curare la gente.

martedì 9 giugno 2020

ALESTEIR CROWLEY


        

Si è sempre fatto un gran parlare di Crowley. Nel bene e nel male egli viene reputato, volta per volta come Sommo Mago ed eminente Occultista, Mistico di primo ordine, Profeta, Gran Maestro dell’esoterismo moderno; di contro, viene spesso apostrofato come ciarlatano, vile individuo, cinico sfruttatore, parassita, buono a nulla, individuo abominevole (famosa la frase di Churchill, Primo Ministro di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, che disse di Crowley come “del più disgustoso e malvagio individuo di tutto il Regno Unito” ), mitomane, pazzo, affamato di lussuria, perverso masochista, sadico, ecc. ecc. La vita di quest’uomo, tra estrosità eccentriche ed opere di alta magia cerimoniale, si consuma tra la fine dell’ottocento ed i primi cinquant’anni del novecento, in un alone di mistero e perversione che, come una nebulosa oscura, lo porta ad essere osannato, studiato ed interpretato da schiere di occultisti ed ordini ermetici, come pure lo portò ad essere denigrato e spregiato per ogni sua azione ed ogni suo singolo atteggiamento, classificato, come notoriamente si sa e come erroneamente si perpetua, tra i precursori del Satanismo moderno. In realtà, la figura di Crowley, come quella di tanti altri suoi contemporanei, è una cronologia serrata di eventi che il personaggio stesso si era costruito col passare degli anni. Non è certo un mistero che egli stesso amasse ammantarsi di quell’ alone misterioso e satanico che lo portò alla ribalta delle cronache europee. Il “Baphomet”, la “Grande Bestia 666”, il “Principe delle Tenebre”, furono appellativi che egli stesso si pose, alla maniera del dandy decadente quale era. Se si eccettua poi, l’ultimo appellativo menzionato ossia quello di “Principe delle Tenebre”, il significato simbolico dei primi due è riconducibile in massima parte al simbolismo magico dei Templari e della Cabala ebraica, come dai suoi scritti si può, in maniera incontrovertibile, desumere. La travagliata esperienza magica di Aleister Crowley (al secolo Alexander Edward Crowley nome che poi egli celticizzò in Aleister) inizia attraverso l’affiliazione ad un ordine ermetico magico-cerimoniale inglese denominato “Ermetic Order of the Golden Dawn” (in italiano, Ordine Ermetico dell’ Alba Dorata), esistente tutt’oggi in diverse filiazioni tra cui se ne distinguono due di una qualche rilevanza: l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata:::Tempio di Iside-Urania (Ermetic Order of the Golden Dawn of the Outher) e l’Ordine Thelemico dell’Alba Dorata (Thelemic Order of the Golden Dawn) tutti e due con sede negli Stati Uniti, il primo dei quali legalmente riconosciuto come depositario della tradizione mistica e magico – simbolica e para-massonica che fa riferimento a Mc Gregor Mathers quale Gran Maestro ed al poeta simbolista Yeats; il secondo con una forte impronta Thelemita e dedito alla pratica della magia cerimoniale derivata proprio dagli insegnamenti di Aleister Crowley. La “Golden Dawn” ai tempi di Crowley veniva considerata niente di più e niente di meno che una delle tante espressioni della cosiddetta Massoneria di “frangia” con legami mistici e magici occulti, esistenti sul suolo europeo che, da una forma ed una gerarchia legate soprattutto al Rito di Misraim (tutti i fondatori della Golden Dawn erano massoni riconosciuti), esplicava la sua azione magico-mistica, nell’insegnamento di dottrine derivate dal filosofo Jacob Böhme e da John Dee (celebre mago ed occultista a cui si deve l’interpretazione di un particolare alfabeto evocativo magico detto “Enochiano”) oltre che da Lord Edward Bulwer Lytton, nobile pari d’Inghilterra e Ministro delle Colonie che, scrisse racconti e saggi ad indirizzo visionario e filosofico. A tutto ciò si assommava per l’ordine, un insegnamento di dottrine segrete interpretative del cosmo e dell’universo nonché di pratica occulta che si esplicava in dieci gradi divisi in tre ordini interconnessi di cui, il terzo, segreto e destinato solo a coloro che avevano conoscenza della forza e della saggezza dell’ Hua ovvero dell’ Angelo Vendicatore. La Golden Dawn così composta accolse nel suo seno molti personaggi in vista del tempo tra cui ricordiamo il già citato poeta simbolista futuro premio Nobel William Butler Yeats, Maud Gonne figura legata alla resistenza femminile irlandese, Sean Mac Bride martire nella Pasqua Rossa di Dublino nel 1916 quando dalla organizzazione di resistenza attiva Irish Republican Brotherhood nacque l'IRA, lo stesso Gran Maestro Samuel Liddel Mathers (marito di una sorella del filosofo Bergson), che aggiunse poi al suo cognome quello della madre, trasmutandolo in Mc Gregor Mathers con ascendenze aristocratiche, ma anche scrittori come Bram Stoker (creatore del “Conte Dracula”), Arthur Machen (che ricordiamo come autore del “The Great God Pan” oltre che ispiratore primario di H.P. Lovecraft) Thomas S. Elliot, Algernon Blackwood (I Salici, Il Centauro, la saga di John Silence investigatore psichico, ecc.), Rudyard Kipling (Il libro della Giungla, In Bianco e Nero, premio Nobel per la Letteratura nel 1970), Lord Dunsany (Ispiratore massimo di H.P. Lovecraft, tra le sue opere: La figlia del re degli elfi, La Casa della Sfinge, La bottega del male), Sax Rohmer (Occhi nel buio, Grey Face, ecc.) ed altri artisti e filosofi meno conosciuti. Con l’inizio del novecento la fratellanza si scisse in due correnti in contrasto riguardo l’indirizzo paganeggiante che la Società andava via via prendendo e dunque dividendosi nell’ Ordine dei Terapeuti di San Raffaele e nell’ Order of the Morning Star (Ordine della Stella del Mattino) promossa dallo stesso Yeats e da Crowley, cui faceva riferimento un simbolismo totalmente celtico e druidico. Gli studi di Crowley che in breve raggiunse il grado massimo di “Ipsissimus” nella Golden Dawn, in quel periodo si ampliarono ed arricchirono grazie alla sua vivida, anche se intemperante intelligenza, oltre che ai numerosi viaggi che intraprese in Indonesia, in Messico, a Ceylon, in Giappone, dove apprese gli insegnamenti dello Yoga e del Tantrismo della mano sinistra in cui la sessualità viene rivalutata secondo un canone energetico kundalinico interiore che può essere canalizzato attraverso pratiche di auto-controllo della mente e del corpo. Il 1900 quindi, segna l’inizio dell’attività pratica e magica legata alla sperimentazione delle droghe ed alla “Magia Sexualiss”, oltre che alla passione per l’alpinismo (Crowley fu uno dei primi ad ascendere il K2) e per gli scacchi. Nel 1902 Crowley ritorna in Europa e si stabilisce a Parigi dove fa la conoscenza di artisti come Rodin, Rilke, Marcel Schwob, W. Somerset Maugham (che nel suo romanzo Il Mago pone come protagonista Oliver Haddo trasfigurazione dello stesso Aleister Crowley nella sua fantastica casa Skene che era il castello di Boleskine dimora inglese del mago); contemporaneamente incontra anche Rose Kelly, sua futura consorte (che Crowley, apostrofò come una ininterrotta “orgia sessuale” e che finirà i suoi giorni in manicomio affetta da demenza alcolica) con cui intraprende un viaggio nella città del Cairo, nel 1904, dove avviene la rivelazione, attraverso un lungo ed estenuante rito, di un’entità spiritica battezzata Aiwass (o Aiwaz) che detta a Crowley ciò che poi diventerà il “Liber Al Vel Legis” ossia il “Libro della Sacra legge di Thelema” dopo che lo stesso Crowley si recò, su indicazione della moglie in un museo egizio e vide la famosa “Stele della Rivelazione” (la Stele funeraria del sacerdote egizio Ankh-af-na-Khonsu) catalogata negli archivi del museo con il numero 666. Da questo momento Crowley considererà il 1904 come l’inizio dell’Equinozio degli Dei, e l’avvento dell’Eone di Horus, come meglio specificato nel Liber Legis. L’opera fondamentale di Crowley non è di facile interpretazione e si accomuna a rivelazioni cabalistiche nonché alla considerazione dell’uomo come strumento e profeta di se stesso, dominato dalla propria volontà assoluta, secondo la formula che funge da archetipo a tutto il libro e che è rappresentato dall’assioma:

“La parola della Legge è Qelhma.
Chi ci chiama Thelemiti non sbaglierà, se egli esaminerà intimamente la parola.
Poiché in essa ci sono Tre Gradi, l'Eremita, e l'Amante, e l'uomo della Terra.
Fa' ciò che vuoi, sarà tutta la Legge.”

(Liber Al Vel Legis - I° - v.39-40)

L’uomo quindi, non è più soggetto a nessuna legge trascendentale, né a nessun ordine universale di dipendenza divina, essendo dipendente solo alla “Legge di Thelema” e dunque deve costruirsi una propria personalità “mistica e magica” basata sulla Gnosi materiale e spirituale e sostituendosi, per ultimo a Dio stesso:

“Io sono sopra di voi e in voi. La mia estasi è nella vostra. La mia gioia è vedere la 
vostra gioia.”

(Liber Al Vel Legis - I° - v.13)

I metodi per raggiungere questo stato supremo di conoscenza, sono vincolati alle energie spropositate insite nel corpo e nella mente umana che possono essere galvanizzate e ricondotte ad una straordinaria potenza, attraverso lo strumento dell’amore carnale ed il prolungamento fino allo spasmo, poi interrotto a iosa, del coito.

“Invocatemi sotto le mie stelle! 
Amore è la legge, amore sotto la volontà.
E non lasciate che i pazzi fraintendano l'amore;
Poiché c'è amore e amore.
C'è la colomba, e c'è il serpente.
Scegliete bene! Egli, il mio profeta, ha scelto,
conoscendo la legge della fortezza,
e il grande mistero della Casa di Dio.”

“Ah! Ah! Morte! Morte! tu desidererai la morte. La morte è bandita, o uomo, per te.”

“La lunghezza del tuo desiderio sarà la potenza della sua gloria. Colui che vive a lungo e desidera molto la morte è sempre il Re fra i Re.”

(Liber Al Vel Legis - II° - v.73-74)

Dunque ogni uomo, in questo contesto, rappresenta il Sole, il dominatore del mondo e della sua potenza, il fluido veicolo di conoscenza che, attraverso la propria donna ed il congiungimento carnale con essa diventa Dio, il tutto, e nulla, finito ed Infinito, ascendendo attraverso la conoscenza materiale alla conoscenza spirituale (la Gnosi) in un novo Eone, preconizzato da Crowley stesso che verrà chiamato di “Horus”. Nella dottrina di Crowley ed in quella dell’ordine parallelo alla Golden Dawn che poi lui fondò, l’ A:.A:. (Astrum:.Argentium:.), la mascolinità, il fallo, il fluido che dà vita e le secrezioni vaginali femminili sono veicolo di conoscenza e di potenza se coniugati. Dal Liber Legis, Crowley sviluppa tutti quei rapporti intrinseci all’essere che riguarderanno l’uomo in ogni sua veste, sociale, politica e morale. I suoi scritti rimanderanno sempre al primato dell’uomo come essere assoluto indipendente e libero, se non soggetto alla sua sola volontà estrema di conoscenza e di piacere estrapolata attraverso al superamento del limite del peccato e di tutto ciò che è implicato ad esso. La lussuria sfrenata dunque, come vincolo alla potenza sovrannaturale, l’eccesso come “Sancta Sanctorum” che diviene regola immancabile allo sviluppo dell’arte magica evocativa. Con la moglie, Crowley, tra il 1902 ed il 1908, prende a peregrinare per la Cina, l’Indonesia, il continente africano e torna a Londra solo alla nascita della prima figlia, cui fu imposto il nome di Lilith a ricordare la Dea della Lussuria, raffigurazione di Ecate dea degli Inferi, che poi si ammalò e morì. Riprendendo nuovamente a viaggiare, nello stesso anno egli è in Spagna e successivamente in Marocco, sulle orme dei “mangiatori di scorpioni” (confraternita musulmana dei Sidi Aissawa) perdendosi però nel deserto e per puro caso soccorso mezzo morto da viandanti francesi spaventati dalle sue farneticazioni che poi, gli costarono l’espulsione dall’Algeria ed una cupa depressione per la spedizione fallita. Tornato a Londra, prende a frequentare diverse donne tra cui una meticcia maori, Leila Waddell con cui poi partirà per la Russia, ed una ballerina di nome Mary d'Este Sturges che lo accompagnerà anche in Italia. Nel frattempo, sviluppa e stabilizza l’A:.A:. dandogli una propria struttura ed un’organizzazione che crebbe in poco tempo, anche grazie ai favori della nobiltà inglese che gli permisero oltretutto di pubblicare una rivista a carattere esoterico intitolata “The Equinox”. Gli studi e le conferenze a cui si dedicava, nonché la pratica magica sessuale e l’assunzione di stupefacenti, lo portarono in contatto nel 1912 con l’O.T.O. (per esteso: Ordo Templi Orientis) che fu il veicolo con cui Crowley propaganderà la sua “Legge di Thelema” in tutto il mondo. L’O.T.O., come ordine esoterico si sviluppava soprattutto in Germania dal 1895 ad opera soprattutto di due personaggi legati in qualche modo alla massoneria di “frangia”, ai Rosa+croce alla setta degli “Illuminati di Baviera”, e ad altre congreghe di minor significato magico cerimoniale: Carl Kellner (1851-1905) colui che ebbe l'idea ed il tedesco Theodor Reuss (1855-1923). Fu quest’ultimo, additato negli ambienti della massoneria inglese come un “pervertito”dedito a praticante la magia sessuale orgiastica già da parecchi anni, ad invitare Crowley a far parte dell’O.T.O., conferendogli la carica di Gran Maestro per le Logge d’Inghilterra e di Irlanda che, Crowley battezzerà come “Mysterya Maxyma Mistica” (Ordo M:.M:.M:.). L’uomo che invece costituì l’O.T.O. secondo una gerarchia di tipo massonica legata al Rito Scozzese Antico ed Accettato in particolare, fu l’industriale di origini austriache Carl Kellner. L’O.T.O. dunque comprende 10 gradi (più uno segreto) che successivamente furono modificati nelle funzioni o fisionomia da Crowley:

0° = Minerva (o neofita) “l’attrazione dell’Anima all’Incarnazione dello spirito”
I° = Fratello o Sorella - I° chakra - “l’inizio dello scambio sociale e della vita nella fratellanza simboleggiante la consacrazione alla Thelema”
II° = Mago - II° chakra - “l’età matura”
III° =Mago Superiore - III° chakra - “facoltà di conferire le iniziazioni dal 0° al III° e di dirigere un'oasi ossia una confraternita che arriva fino ad undici persone”
IV° = Mago Perfetto o Compagno della Sacra Volta Reale di Enoch. – IV° chakra 
A cui fanno seguito due gradi intermedi:
Principe di Gerusalemme (P:.I:.)
Cavaliere (o Dama) d'Oriente e d'Occidente.
V° = Sovrano Principe della Rosa+Croce. – V° chakra
A cui spetta anche il titolo di “Cavaliere dell’Aquila e del Pellicano oltre al rango di Membro del Senato (o Areopago) dei Cavalieri Filosofi ermetici e dei Cavalieri dell’Aquila Rossa che è il grado a cui è legata la facoltà di aprire una Loggia.
VI° = Illustre Cavaliere Templare dell'Ordine Kadosh e Compagno del Sacro Graal. – VI° chakra a cui spetta anche il titolo di Grande Inquisitore Comandante, Membro del Gran Tribunale ed il rango di Principe del Segreto Regale. (P:.R:.S:.). Prepara gli iniziati alla conoscenza interna dell’O.T.O.
VII° = Illustrissimo Sovrano Gran Ispettore Generale. (S:.G:.I:.G:.) – VII° chakra,
A cui spetta la carica di Membro del Gran Consiglio Supremo, nonché la consacrazione episcopale e l’inizio dei lavori magici.
VIII° = Pontefice Perfetto degli Illuminati. Primo Grado Magico-sessuale (Autoerotismo)
IX° = Iniziato al Santuario della Gnosi. Secondo Grado Magico-sessuale (Completamento della pratica magica eterosessuale e rappresentante legale “all’esterno” dell’ O.T.O.)
X° = Re Sommo e Santissimo. Terzo Grado Magico-sessuale. (Designa, onorariamente, il Gran Maestro Generale di Nazione) Corrispondente al Rex Summus Sanctissimus dell’ A:.A:.

A questi dieci gradi, ne va aggiunto uno, l’XI° che però viene mantenuto segreto a tutti ed è considerato un grado fuori dalla gerarchia vista la particolarità dell’insegnamento misterico-sessuale che egli pratica, dedito soprattutto al contatto dei falli ed alla magia di tipo omosessuale (pratica di saturnoriferita alla spermo-gnosi o lunare per le donne riferita al miscuglio degli umori vaginali), come segreto rimane anche il nome dell’O.H.O. (Out Head of the Order ovvero Capo Visibile dell’Ordine) o Frater Superior che rappresenta il Capo Mondiale dell’Ordine la cui identità è conosciuta solo dai diretti collaboratori dello stesso e che rimane tale a vita e viene designato per successione in punto di morte o per voto unanime da parte di tutti gli Ufficiali del X°. Sotto l’influenza di Crowley l’O.T.O., di cui egli diverrà O.H.O. nel 1921, assumerà i caratteri di Ordine costituito e ramificato, soprattutto in centro-Europa, in particolare in Svizzera, con una sua costituzione originale ed una tradizione che si rifece a diverse tradizioni esoteriche quali: la misteriosa Ecclesia Gnostica Cattolica, l’ Ordine dei Cavalieri dello Spirito Santo, l’ Ordine degli Illuminati, l’Ordine del Tempio, l’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, l’Ordine dei Cavalieri di Malta, l’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, la Chiesa del Santo Graal, l’Ordine RosaCruciano, l’Ordine della Rosa+Croce di Heredom, l’Ordine dell’Arco Reale di Enoch, il Rito di Mizraim, il Rito Scozzese Antico ed Accettato, il Rito di Swedenborg, l’Ordine Martinista, l’ Ordine di Sat B'hai, la Fratellanza Ermetica della Luce, l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, e molti altri di minore importanza. Oltre a ciò, molti personaggi legati in seguito a diverse altre associazioni esoteriche, fecero parte dell’O.T.O. o dell’ A:.A:., tra cui ricordiamo: Harvey Spencer Lewis (1883-1939), fondatore nel 1916 dell'A.M.O.R.C. (Antico e Mistico Ordine Rosae Rubae et Crucis Aurea), il movimento che si rifà alla scuola misterica degli antichi Cavalieri di Rosa+Croce che, oggi, conta più di sei milioni di membri; Gérard Encausse (detto Papus, 1865-1916) membro ed organizzatore del movimento iniziatici detto Martinismo; Arnold Krumm-Heller (1876-1949), magnetizzatore come Mesmer a capo della Fraternitas Rosicruciana Antiqua praticante la magia sessuale e rivendicatore degli antichi insegnamenti Rosa+Croce, John Yarker (1883-1913) membro iniziato di diversi riti massonici della Società Teosofica e dell’Ordine Martinista; Austin Osman Spare, famoso mago, pittore, scrittore e poeta (autore tra l’altro del famosissimo “Anatema di Zos”) che si affiliò all’A:.A:., studioso di “Chaos Magick” e fondatore del culto detto di “Kia Zos”, Gerald B. Gardner, amico personale di Crowley da cui ricevette una patente che gli permise di creare un culto che si rifaceva al paganesimo paleo-cristiano e che oggi viene chiamato “Wicca”, Arturo Reghini occultista, massone e pitagorico che affiliò Crowley quale membro onorario al “Rito Simbolico Italiano” e tanti, tanti altri che sarebbe lungo e superfluo elencare. Gli anni che trascorsero da quel fatidico 1908 fino alla sua morte, Crowley li dedicò alle elaborazioni dei riti della Golden Dawn fino a quando non ne uscì, ed al perfezionamento della sua dottrina magica fondando, tra l’altro, nel 1920 a Cefalù, l’Abbazia di Thelema, luogo reputato alla pratica della magia sessuale che gli costò, nel 1923, l’espulsione dall’Italia fascista su ordine diretto di Mussolini a seguito della morte misteriosa nell’abbazia stessa di Raoul Loveday, pressato dal vociare insistente che additava la villa in cui aveva sede l’abbazia, come luogo in cui si praticavano orge sessuali indiscriminate, riti omosessuali, sacrifici di animali, assunzioni di droghe, pestaggi, violenze di ogni tipo, adorazioni del demonio, riti di stregoneria e chi più ne ha più ne metta. Finita l’esperienza a Cefalù, Crowley riprende a peregrinare per l’Europa, portandosi sempre appresso la nomea di farabutto imbroglione, scrivendo sempre più e perfezionando le sue arti magiche stabilizzatesi attorno al fulcro centrale della “Thelema”, conoscendo personaggi imminenti, che lo introdurranno alla conoscenza dei riti massonici iniziatici di tradizione egizia e da cui egli trarrà gli spunti necessari all’elaborazione di tutti quelle teorie di conoscenza che oggi rappresentano un cardine indiscutibile nella tradizione magico-mistica mondiale. Attraverso gli anni, l’esperienza ed il fervente interessamento all’ esoterismo, egli raggiungerà traguardi mai prima pensati in campo occulto, venendo paragonato a Cagliostro o ad Eliphas Levi. La sua opera, di tradizione magica e cerimoniale, viene giudicata immensa, coraggiosa, fuori da ogni schema fino ad allora concepito, ed oggetto di studio approfondito da parte di centinaia e centinaia di occultisti passati e presenti, pur essendo, dal momento stesso in cui egli nacque, sempre assommato e paragonato al generico “maestro del buio” e “sacerdote del male”. La sua vita terminò il 1° dicembre del 1947, quando la sua opera già alitava sul mondo come immortale, a causa di una bronchite ed a una degenerazione del miocardio.

CHRISTOPHER MARLOWE


Canterbury, 1564, nasce da un umile calzolaio uno degli uomini più misteriosi di tutti i tempi, Christopher Marlowe. Fu educato alla Scuola Reale e successivamente si laureò all’università dL’unico ritratto di Marlowe esistente. Conservato a Cambridge. Autore sconosciuto.i Cambridge divenendo Maestro delle Arti. Ma in che modo il figlio di un calzolaio può aver frequentato un così facoltoso corso di studi? Pare ci fosse qualcuno che pagasse per lui, qualcuno tra gli alti ranghi, e pare che l’interesse di questo qualcuno per Marlowe non sia stato fin dall’infanzia, avendo egli iniziato a frequentare la Scuola Reale all’età di quindici anni, abbastanza tarda per i tempi. Ma perché il potente garante in questione si interessò proprio a Marlowe? Che cosa poteva ottenere da lui? La sua carriera universitaria non fu affatto brillante, al punto che le autorità di Cambridge rifiutarono di conferirgli la laurea. Ma, misteriosamente ed inaspettatamente il Privy Council, il Consiglio Privato della Regina, intervenne ed impose all’università di laureare Marlowe. Il Consiglio Privato era un gruppo di influenti uomini dell’epoca che, appunto, consigliavano il governante di turno sugli affari politici;in questo periodo il Consiglio era formato da uomini come il Lord Arcivescovo, il Lord Cancelliere e il Lord Tesoriere, tutti al servizio della regina Elisabetta I. Non fu questa la prima occasione in cui il Consiglio intervenne nella vita di Marlowe, e certamente non l’ultima. Anni addietro Marlowe si era assentato per un lungo periodo dai corsi universitari, e il Consiglio aveva informato le autorità universitarie che egli era impegnato nel “compiacere Sua Maestà”. Il compiacimento in questione consistette in un viaggio a Rheims presso un centro di ritrovo degli inglesi Cattolici. L’analisi di questo viaggio è stata determinante per gli storici moderni, che sono così riusciti a rispondere a tante domande sull’oscura vita di Marlowe: egli non era cattolico, perché aveva infatti rifiutato la carriera ecclesiastica che gli sarebbe toccata per le usanze dell’epoca, e quindi non era andato a Londra a trovare dei confratelli. Tuttavia, ricordando che Elisabetta I era protestante, così come la maggior parte dell’Inghilterra del XVI secolo, gli storici si sono convinti che Marlowe fosse andato a Rheims a spiare la comunità Cattolica che tramava contro Sua Maestà, e che sia stato assoldato a quindici anni come agente segreto del Consiglio Privato che, in cambio, l’ha tirato fuori dalla miseria dandogli la possibilità di studiare e, allo stesso tempo, di fornirsi una “copertura” come tranquillo e discreto studente. L’attività di drammaturgo di Marlowe riflette in pieno la sua vita personale: tragedie come “Tamburlaine the Great” e “Doctor Faustus” possiElisabetta I d’Inghilterra (1533- 1603)edono la stessa ambiguità, la stessa oscurità, le stesse stranezze del loro autore. Se gli studiosi hanno risposto a tante domande sulla vita di Marlowe, i più grossi dubbi da chiarire riguardano la sua morte, avvenuta il 30 Maggio 1593 in circostanze misteriose e raccontata dai biografi dell’epoca e post-elisabettiani in mille maniere differenti. La prima versione è quella data da Thomas Beard in “Theatre of God’s Judgements”, pubblicato nel 1597. Beard dice che Marlowe, mentre una notte vagabondava per le strade di Londra, tentò di ferire un tizio con un coltello, ma quest’ultimo se ne accorse in tempo e, strappatagli l’arma dalle mani, lo ferì alla testa e lo lasciò morente in strada. Beard aggiunge anche che Marlowe morì lentamente e che le ultime parole pronunciate furono bestemmie e blasfemie varie. Una seconda versione è quella di Francis Meres, secondo cui Marlowe fu assassinato da un servo per gelosia verso una donna. Vi è poi la spiegazione di William Vaughan che in “Golden Grove”, pubblicato nel 1600, sceglie come luogo della morte Deptford, un luogo a tre miglia da Londra. Qui Marlowe sarebbe stato invitato a cena da un certo Ingram che, essendo stato attaccato a tavola da Marlowe con un coltello, gliel’avrebbe preso e conficcato in un occhio. Sconcertati da queste ed altre spiegazioni ancora diverse sulla morte del drammaturgo, gli studiosi moderni hanno cercato di scoprire la verità con maggiore professionalità. In particolare James Broughton, storico del diciannovesimo secolo, pensò di cercare notizie tra i registri della Chiesa di San Nicola di Deptford. Con l’aiuto del vicario trovò un documento del 1593, in cui risultava l’assassinio di Marlowe da parte di un tale Francis Archer, cambiato poi in Francis Frezer dal vicario che si scusò di aver commesso un errore di consultazione. Nessuna notizia storica però né di un Francis Archer né di un Francis Frezer. Nel 1925 Leslie Hotson pubblicò un articolo sulla morte di Marlowe. Cercando nell’ufficio dei registri pubblici a Londra aveva trovato notizie di un certo Ingram Frezer, e si era convinto fosse il vero assassino, lo stesso Ingram citato da Vaughan e il Frizer trovato nei registri di Deptford. Hotson ipotizzò che se Marlowe fu assassinato dovevano esserci inevitabilmente notizie di indagini e processi svolti all’epoca per risolvere l’omicidio, ma cercando tra i registri non trovò nulla. Ebbe poi l’idea geniale di cercare tra le richieste di grazia...e trovò finalmente un documento del 28 Giugno 1593, un mese dopo l’omicidio, in cui la regina concedeva il perdono a un certo Ingram Friser, colpevole di aver ucciso un uomo per difesa personale. Finalmente (forse) trovata la verità, Hotson ipotizzò che un perdono concesso dopo solo un mese per l’uccisione, per di più, di un presunto “pupillo” della regina poteva solo indicare l’implicazione del Consiglio nell’omicidio. Forse Marlowe era diventato un personaggio scomodo, forse sapeva troppo, forse era stata smascherata la sua copertura e la regina ha concesso la grazia per un qualche ricatto, o forse era entrato in qualche giro di affari sporchi, cosa che non stupirebbe date le notizie sulla sua personalità e sugli affari strani in cui era coinvolto. Fonti dell’epoca descrivono Marlowe come un violento,una persona strana ed ambigua, un blasfemo ed un mago. Finita l’università, passò breve tempo in galera per essere stato coinvolto in un affare di contraffazione di denaro. Dopo la sua morte, un suo conoscente, Thomas Kyd, lo denunciò come ateo e blasfemo, affermando che non perdesse occasione per denigrare il Cristianesimo e che facesse parte della School of Night, la “Scuola della Notte”, un gruppo di intellettuali che si interessavano di magia nera, una sorta di setta. Tanti misteri risolti, dunque, ma tanti altri che si perdono per sempre nei meandri della storia

Visione della Londra elisabettiana attribuita a Claude de Jongh. 

Copertina di un’edizione inglese del 1624 di “Doctor Faustus”, tragedia marlowniana.

EDGAR ALLAN POE


Rimasto orfano a soli due anni, venne raccolto da un ricco mercante di Richmond, John Allan. Gli anni dal 1815 al 1820 li passò in Gran Bretagna, frequentando diversi istituti di istruzione. Di lì passò alla Virginia Università, dove condusse una vita disordinata, tanto da venire ad una rottura col padre. Seguì, a Boston il primo tentativo poetico con la stampa, a spese dell’autore, di Tamerlane and Other Poems (1827; Tamerlano e altre poesie). Il volumetto non ebbe successo e Poe si arruolò allora nell’esercito. Si sottrasse tuttavia al contratto obbligatorio quinquennale in capo a soli due anni quando, in seguito ad un ravvicinamento col padre, questi pagò un sostituto il quale ultimasse la ferma. Un secondo tentativo letterario - la pubblicazione di Al Araaf, Tamerlano and Minorpoems (1829; Al Araaf, Tamerlano e poesie minori) – non sortì miglior successo del primo. L’autore si era intanto stabilito a Baltimora, presso la zia materna Maria Clem, madre di quella Virginia che, nel 1836, all’età di 14 anni, divenne la moglie bambina del platonico cugino. A quel tempo Poe era già dedito all’alcool e, forse, all’uso di oppiacei. Con il 1832, tuttavia, le porte della fama parvero schiudersi: quell’anno il Philadelphia Satur Daj Courier pubblicava infatti, anonimi cinque suoi racconti, e l’anno seguente il Baltimore Satur Daj Visiter gli assegnava un premio per il Manuscript Found in a Bottle (manoscritto in una bottiglia). Incominciò allora la fortunosa, più che fortunata, carriera giornalistica dello scrittore, il quale, pur riuscendo a decuplicare la tiratura dei periodici presso i quali veniva assunto, finiva sempre per rompere i rapporti con i rispettivi proprietari. Nel 1838 è la pubblicazione della più lunga opera narrativa di Poe: The Narrative of Artur Gordon Pjm (avventure di Gordon Pjm) e del 1840 quella dei Tales of the Grottesque and Arabesque (racconti arabeschi). Cessati nel 1840, per i soliti motivi, i rapporti con il Gentleman Magazin , Poe ripiombò nella miseria finchè – passato da Filadelfia a New York, dove continuò a vivere di espedienti, nel gennaio del 1845 The Evening Mirror gli pubblicava The Raven (il Corvo). La famosa lirica ottenne un successo addirittura clamoroso. Nuovi eccessi alcolici e difficoltà finanziarie vennero tuttavia a determinare una nuova parabola discendente, che toccò il punto più basso nel 1847 con la morte di Virginia, cui seguì un così vorticoso carosello di “passioni bianche” che si direbbe esse andassero di pari passo con il disgregamento della personalità del poeta. Al carosello degli “amori” fa riscontro il carosello dei luoghi: conferenze da un capo all’altro del paese con successi e rovesi memorabili, seconda le condizioni di sobrietà o di ebbrezza dell’oratore. Il cerchio si chiude: la data con il matrimonio con Elmira Royster, vedova Shelton, risorta dalle nebbie del passato, ormai fissata al 17/10/1849; il pomeriggio del ottobre, a Baltimora, Poe fu trovato in condizioni pietose davanti la porta di una taverna; ricoverato d’urgenza in un ospedale, vi moriva il 7 ottobre dopo un lungo delirio interrotto da brevi momenti di lucidità. Incominciava da quel momento la ridda delle congetture e delle diatribe. La fortuna europea e particolarmente francese, delle opere di Poe, non trova riscontro nella critica americana e inglese, assai più severa nell’indicare, soprattutto nei versi, quegli elementi che Aldous Huxley non ha esitato a definire volgari. Sta di fatto che uomini come Baudelaire (che prima lo tradusse e lo introdusse in Francia) si lasciò affascinare dalla immagine di un Poe “poete maudit” avanti lettera. Quanto la definizione di “poete maudit” gli si attagli è discutibile. Rara lucidità di intelletto, spirito analitico, rigoroso e al tempo stesso sottile, precisione quasi matematica, presiedono in vero all’opera sua assai più che non facciano le qualità di intuizione o di fantasia. Il dono che consentiva a Poe di dare espressione letteraria agli spunti narrativi che gli venivano dalla mente, era soprattutto quello che egli stesso definì “fantasia analitica”: il processo mentale, cioè, grazie al quale gli riusciva di percorrere a ritroso il cammino sotterraneo compiuto da una sensazione o da una immagine, così da ricostruire l’edificio dalle fondamenta, arricchendolo al tempo stesso – attraverso un processo più razionale che fantastico – di particolari quanto mai attendibili e minuti. I suoi paesaggi sono innaturalmente fissi, vitrei, come in un incubo: la monotonia martellante dei suoi ritmi è ossessiva. La sua personalità letteraria è costituita da una fantasia allucinata e immobile, da capacità raziocinanti da altissimo grado, e da una costante gravitazione dell’opera intorno all’io dell’autore.

lunedì 8 giugno 2020

HOWARD PHILIPS LOVERCRAFT


        

Da Hawthorne a Poe passando per Bierce e Chabers il "gotico" americano confluisce nell’opera di Lovercraft. Ma nonostante il rispetto reverenziale nei confronti di Poe, assoluto maestro del genere e modello insuperabile, Lovercraft non attinse direttamente al modulo H.P.Lovecraft“gotico" così come si era originalmente sviluppato nell’opera del sublime autore de "La caduta della casa degli Usher". Osserva il critico Edmund Wilson di non aver mai trovato in Lovercraft una singola frase che potrebbe aver scritto Edgar Allan Poe, benché ve ne fossero alcune(“che non è affatto la stessa cosa ”- sostiene il critico) influenzate da Poe. La cosa non deve stupire perché Lovercraft aveva del terrore una concezione assai diversa da Poe: mentre il poeta del “corvo"  ricollegava la paura alla “vita interiore“, per Lovercraft il terrore era quello che proveniva da “un di fuori“ terrifico e minaccioso. Più che Poe, Lovercraft sembra essere debitore di Arthur Machen, uno degli ultimi rappresentanti del “gotico decadente“ inglese, il quale aveva basato la sua costruzione del “terrore“ su inquietudini generate dalle teorie darwiniane sulla evoluzione della specie. Nei “Miti di Cthulhu“ lovecraftiani, infatti, è possibile riscontrare molti elementi ai Three Impostors e a The Children of The Pool (1936). Scrive Lovercraft; “Tutti i miei racconti anche se possono sembrare non collegati fra loro, sono basati su una leggenda fondamentale, secondo la quale questo mondo fu abitato, un tempo, da un’altra razza che, per aver praticato la magia nera, prese il suo dominio e venne scacciata, ma vive al di fuori, sempre pronta a riprendere possesso della terra.” È questa una struttura comune a Machen; è, come sostiene David Punter, “la struttura gotico iniziale, perché si basa su una paura inassimilabile del passato e perché il crimine principale è simboleggiato nei termini di una empia aspirazione a una conoscenza proibita”. In Locercraft tale conoscenza proibita è rappresentata da tutta una serie di libri inventati. Questi libri, dei quali il più celebre è il NECRONOMICON, sono sia dei grimori attraverso i cui formulari era possibile aprire “le porte dell’ abisso“ per consentire a mostruose entità di irrompere nel nostro mondo reale, sia, come nel caso del The King in Yellow di Chambers, opere che rendono pazzi grazie al loro contenuto blasfemo . L’uso che Lovercraft fa dei cosiddetti “libri proibiti“ testimonia l’aspirazione dell’Autore ad essere uno scrittore erudito. Più o meno autodidatta, egli inquadrò le storie del suo Mito in ambiente universitario e il suo Supernatural Horror in Literature (1927) rivela la misura in cui era stato colpito da autori che erano anche rispettabili eruditi: M.R.James, uno dei suoi autori preferiti, ”era un antiquario famoso, una autorità riconosciuta in fatto di manoscritti medioevali e di storia delle cattedrali“; il punto di vista di Lord Dunsany “era il più autenticamente cosmico tra quelli sostenuti nella letteratura di qualunque periodo…questo autore attinge con enorme efficacia a quasi tutti i miti e le leggende nell’ambito della cultura europea“; Arthur Machen era “uomo di lettere“, autore di “saggi entusiasmanti, vividi volumi autobiografici, traduzioni fresche e vivaci“. Lovercraft non poteva certo sapere di emulare l’erudizione di questi uomini; le sue mitologie provengono infatti da fonti assai più semplici e decriptabili. Da M.R.Jemes, Lovercraft prese a prestito l’ambiente universitario per molte delle sue storie del ciclo di Cthulhu; da Dunsany la notizia di una “mitologia“ e l’ambiente della “terra paludosa e solitaria“; da Machen l’atmosfera di una eredità ossessionata di leggende, sostituendo al folkore celtico dello scrittore gallese, quello della Nuova Inghilterra. Per concludere, uno dei motivi per cui Lovercraft incontra ancor oggi tanto successo è il fatto che egli abbia inventato una mitologia – per dirla come Christopher Frayling – “maneggevole“. Il lettore può seguire l’accrescersi del Mito da un racconto all’altro… e acquisire così una visione completa di questo panorama onirico “.

    
La tomba di H.P.LovecraftIl Necronomicon

Lettori fissi

Questa blog, scritto da Selvatico Raffaele è protetto da una licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale- Non opere derivate 2.5 Italia License. Quindi tu sei libero di di riprodurre ogni articolo di questo blog a patto di attribuire la paternità al sottoscritto tramite link diretto (senza no follow).
Nota: non puoi usare gli articoli di questo blog per fini commerciali

MESSAGGIO